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martedì 11 giugno 2013

NUOVI FARMACI













La necessità di sviluppare nuove strategie terapeutiche per le leucemie infantili resistenti ai protocolli di trattamento utilizzati in prima linea ed in caso di recidiva è stata un’esigenza sentita già in anni passati, tuttavia la sperimentazione clinica in emato-oncologia pediatrica risulta difficile e gravata da problematiche di natura etica e, non secondariamente, medico-legale.Fino ad un recente passato, le aziende farmaceutiche avevano poco interesse a sviluppare nuovi farmaci per la popolazione pediatrica oncologica, in parte anche per motivi di natura economica: i costi da sostenere per la conduzione di uno studio di sperimentazione di un nuovo farmaco apparivano così elevati da non giustificare il ritorno economico che la molecola avrebbe garantito una volta immessa in commercio ed utilizzata nel ristretto numero di pazienti in età pediatrica eleggibili per lo studio. Tale ristrettezza ha rappresentato un ulteriore elemento di freno per lo sviuluippo di nuovi farmaci in età pediatrica. A ciò si aggiunga che in passato la sperimentazione di nuovi farmaci in ambito pediatrico era fortemente limitata dalla legislazione di merito (in Europa e Paesi extra-europei) che poneva numerose problematiche in ambito sia etico che legale.Tuttavia, dapprima in ambito extraeuropeo (USA) e più di recente anche in Europa, le autorità competenti hanno progressivamente introdotto provvedimenti atti a facilitare la sperimentazione clinica in ambito pediatrico, soprattutto per studi di Fase I e II (il cui scopo è quello di studiare il profilo di sicurezza/tossicità - fase I – e, se tollerati, di efficacia – fase II – di nuovi farmaci).A partire dal 1997 dapprima la Food and Drug Administration (FDA – USA) e a seguire la European Medicine Agency (EMEA - Europa) hanno autorizzato l’estensione di 6 mesi del brevetto di esclusività per qualunque nuova molecola per la quale fosse stata condotta una fase di sperimentazione clinica (Pediatric Investigational Plan - PIP)anche nella popolazione pediatrica.
A seguito di questo e di altri provvedimenti, si è registrato un notevole incremento del numero di sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci in ambito pediatrico sia negli USA che in Europa. In conseguenza di ciò è stato dato un forte impulso al costituirsi di organismi scientifici internazionali indipendenti (quindi non sponsorizzati da aziende farmaceutiche) che nel rispetto delle leggi vigenti proponessero e coordinassero l’attività di ricerca nella popolazione pediatrica in ambito di nuovi farmaci.Tra questi organismi l’ITCC (Innovative Therapies for Children with Cancer) rappresenta un gruppo collaborativo europeo che ha l’intento di identificare nuove molecole potenzialmente utili nell’impiego clinico, accreditare centri europei di eccellenza che possano arruolare pazienti in studi clinici di fase I-II e garantire che la conduzione di tali studi avvenga in accordo con principi di Good Clinical Practice (GCP). Attualmente all’ ITCC fanno capo 52 centri di oncologia pediatrica che sono considerati l’eccellenza in Europa in questo ambito. Il Centro di Monza ha ottenuto la certificazione ITCC come centro di eccellenza per la conduzione di studi clinici di fasi I-II nel 2006: è stato riconosciuta infatti al centro di Monza la capacità di garantire un arruolamento elevato ed una conduzione degli studi rispettosa degli standard internazionali.La partecipazione del Centro di Monza alla conduzione di studi clinici di fase I-II nell’ambito di un ente che richiede un alto standard scientifico e clinico ha reso necessario l’ addestramento del personale medico e la collaborazione di figure professionali indispensabili per la corretta gestione dello studio (Clinical Trial Manager).Il primo studio di fase I aperto nel Centro di Monza nell’anno 2005 è stato sull’uso della Clofarabina seguito dal 2007 dallo studio CA180-018 per la sperimentazione del farmaco Dasatinib nei bambini affetti da Leucemia Mieloide Cronica o LLA Philadelphia positiva intolleranti o resistenti all’Imatinib e nei pazienti affetti da LLA o LMA plurirecidivati. In particolare, per la conduzione di quest’ultimo studio, chiuso nell’anno 2009, il centro di Monza ha ottenuto un encomio per la numerosità del reclutamento, la qualità dell’assistenza fornita ai pazienti e dei dati prodotti.
Pertanto, da quattro anni un gruppo di medici ed una Clinical Trial Manager della Clinica Pediatrica di Monza sono sempre più coinvolti nella conduzione di studi clinici nazionali ed internazionali con farmaci innovativi.
Di seguito sono specificati gli studi con farmaci chemioterapici innovativi (che non hanno quindi ancora l’autorizzazione per l’età pediatrica e/o per una specifica patologia leucemica e/o per l’uso in associazione con altri chemioterapici) che sono attualmente aperti a Monza all’arruolamento di pazienti:
  • Dasatinib (Bristol Myers Squibb), studio internazionale di fase II per la Leucemia Mieloide Cronica o la Leucemia Linfoblastica Acuta Philadelphia positiva, resistente o refrattaria o intollerante ad Imatinib. Centro di coordinamento italiano: Monza (partecipanti due altri centro italiani).
  • Nilotinib (Novartis), studio internazionale di fase I per i pazienti con Leucemia Mieloide Cronica o Leucemia Linfoblastica Acuta Philadelphia positiva-intolleranti o resistenti a lmatinib. Centro di coordinamento italiano: Monza (partecipanti 3 altri centro italiani).
  • Midostaurina (Novartis), studio internazionale di fase I per la Leucemia Mieloide Acuta FLT3 positiva o Leucemia Linfoblastica Acuta MLL positiva, resistenti o plurirecidivate. Centro di coordinamento italiano:Monza (partecipanti altri 3 centri italiani).
A breve (nel corso del 2012) dovrebbero essere attivati e aperti all’arruolamento nel centro di Monza i seguenti studi
  • Bortezomib (Wyeth), studio internazionale di tipo spontaneo per Leucemia Linfoblastica Acuta B o T resistente o plurirecidivata. Partecipanti 3 centri italiani tra cui Monza.
  • Clofarabina (Genzyme)+ARA-C+Daunoxome, studio internazionale di fase I-II, spontaneo, per la Leucemia Mieloide Acuta resistente o plurirecidivata. Centro di coordinamento italiano: Monza (1 solo altro centro italiano partecipante).
  • Blinatumomab (Micromet), studio internazionale di fasi I-II per la Leucemia Linfoblastica Acuta e Leucemia Mieloide Acuta resistente o plurirecidivata (partecipanti 3 centri italiani tra cui Monza).
  • ARA-C liposomiale: studio di fase II per le forme plurirecidive o resistenti di LLA a livello SNC. Partecipanti 8 centri italiani tra cui Monza.
Nel 2012 il centro di Monza sarà il centro italiano di cura delle leucemie acute e croniche dell’età pediatrica con il più alto numero di sperimentazioni aperte su farmaci chemioterapici innovativi. In molti di questi studi Monza rappresenterà il centro di coordinamento italiano.
C. Rizzari
Responsabile del Centro di Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza in collaborazione con i medici strutturati dell'Ematologia Pediatrica: dr.ssa T. Coliva, dr.ssa  A. Colombini, dr.ssa V. Leoni, dr.ssa A. Sala.

fonte web: Comitato Maria Letizia Verga

CHE COS'È' LA LEUCEMIA LINFOBLASTICA ACUTA DELL'ETA' PEDIATRICA (LLA)







La LLA è una rara forma di tumore che colpisce le cellule produttrici di linfociti nel midollo osseo. I linfociti sono globuli bianchi che ci proteggono dalle infezioni (alcuni producono gli anticorpi) e rappresentano una parte fondamentale del nostro sistema immunitario.
Ci sono due tipi principali di linfociti: i linfociti B e T. In caso di LLA nel midollo osseo si accumulanocellule immature precursori dei linfociti, chiamate blasti leucemici. In conseguenza di ciò  la produzione delle altre cellule ematiche normali viene progressivamente alterata con una conseguente riduzione nel sangue del numero dei globuli rossi e delle piastrine e con variazioni del numero dei globuli bianchi che può andare dalla diminuzione all’elevazione, a volte anche estrema.

Quanto è frequente la Leucemia Linfoblastica Acuta

La LLA è l’unica forma di leucemia che è più comune nei bambini rispetto agli adulti. È la forma più comune di tumore pediatrico in quanto rappresenta circa un terzo di tutti i casi di tumore dei bambini. Circa l’85% dei casi di leucemia infantile sono LLA. Il picco di incidenza della LLA avviene tra i due e quattro anni. I maschi sono colpiti più spesso rispetto alle femmine.

Quali sono le cause della Leucemia Linfoblastica Acuta

Nonostante le cause rimangano largamente sconosciute, esistono fattori di rischio che possono essere ambientali o secondari a condizioni predisponenti ereditarie e/o acquisite. Fattori di rischio ambientali sono l’esposizione a radiazioni ionizzantiprodotti chimici (benzene, erbicidi e pesticidi) e agenti chemioterapici.
Condizioni ereditarie predisponenti sono la Sindrome di Down, i disordini ereditari caratterizzati da un difetto nei processi di riparazione del DNA e regolazione del ciclo cellulare (anemia di Fanconi, Sindrome di Bloom e atassia telangectasia), i disordini ereditari caratterizzati da alterazione della trasmissione del segnale nei processi di proliferazione e apoptosi cellulare (Sindrome di Kostmann, Sindrome di Shwachman-Diamond, Sindrome di Blackfan – Diamond e neurofibromatosi di tipo I) e la Sindrome di Li-Fraumeni.
Esistono poi delle condizioni predisponenti acquisite come l’anemia aplastica, l’emoglobinuria parossistica notturna e le sindromi mielodisplastiche.

Quali sono i segni o i sintomi della Leucemia Linfoblastica Acuta

I segni ed i sintomi osservati più spesso in età pediatrica sono determinati dalle alterazioni provocate a carico delle cellule del sangue: anemia (carenza di emoglobina per riduzione dei globuli rossi), che causa facile affaticabilità e ridotta capacità di esercizio; una bassa quantità di piastrine, che causa  lividi sulla cute, sanguinamento dalla bocca o dal naso, sangue nelle feci o nel vomito; alterazioni del numero di globuli bianchi (aumento o anche diminuzione) e della loro efficacia nel combattere le infezioni (motivo per cui all’esordio della malattia spesso sono presenti febbre e infezioni localizzate).
Circa il 60% dei bambini con LLA presenta inoltre ingrossamento delle dimensioni del fegato e/o della milza, mentre circa un terzo presenta ingrossamento dei linfonodi. Nelle LLA-T ad esempio si può notare spesso un ingrossamento dei linfonodi palpabili e a volte anche di quelli presenti all’interno dell’organismo (per esempio quelli del mediastino, struttura posta all’interno della gabbia toracica ed esplorabile con una radiografia del torace).
Molti bambini con LLA hanno anche dolori ossei o articolari. La localizzazione al sistema nervoso centrale può provocare cefalea, nausea e vomito. Localizzazioni a linfonodi, fegato e milza ne possono provocare l’ingrandimento rilevabile con esame clinici o strumentali.

Come si pone la diagnosi della Leucemia Linfoblastica Acuta

Anche se la diagnosi di LLA può essere sospettata sulla base dei sintomi del bambino, gli esami di laboratorio sono essenziali per confermare la diagnosi. Per la diagnosi di LLA  basta generalmente un prelievo di sangue (principalmente un esame emocromocitometrico).
La maggior parte dei bambini affetti da LLA avrà un numero di globuli bianchi elevato che in quasi tutti i pazienti hanno caratteristiche di anormalità e che vengono chiamate cellule blastiche. Molti bambini presentano anche anemia e/o una bassa conta piastrinica, ciò in generale perché le cellule leucemiche inibiscono la produzione nel midollo osseo delle cellule ematiche normali. L’anemia può essere anche molto grave. I globuli bianchi normali chiamati neutrofili deputati a difendere l’organismo dalle infezioni batteriche, possono anche essere molto pochi ed esporre quindi il bambino ad un maggior rischio di infezioni.
E’ molto importante poter classificare le cellule leucemiche. Il metodo più diffuso nel passato era quello di tipo FAB (L1, L2 o L3) dalle iniziali delle parole French-American-British indicative del gruppo di ematologi francesi, americani e britannici che hanno progettato tale sistema di classificazione e consiste nel guardare al microscopio l’aspetto delle cellule leucemiche e definita classificazione morfologica. Questo sistema non è oggi molto importante clinicamente, perché non determina di fatto alcuna variazione del trattamento.
Un’altra classificazione molto importante è quella definita immunologica, basata cioè sulla presenza di specifici  marcatori immunologici sulla superficie delle cellule leucemiche (in base a questa classificazione le cellule possono appartenere alla linea B o T); quest’ultimo sistema ha oggi  invece una notevole importanza clinica e determina in alcuni casi un diverso modo di  trattare la LLA.
Circa l’80% di tutti i bambini con LLA presenta la forma chiamata a precursori B, circa il 15% quella chiamata a precursori  T. Il restante 5% è una LLA di tipo B ma con caratteristiche di particolare maturità immunologica (LLA B matura) e di morfologia FAB L3. La LLA B-matura mostra qualche somiglianza con un’altra malattia tumorale chiamata Linfoma di Burkitt.  La LLA B-matura ed il Linfoma di Burkitt si trattano infatti  con combinazioni di farmaci molto simili. Queste forme hanno una trattazione a parte nella sezione dedicata ai linfomi.
Nel percorso di diagnosi è molto importante eseguire l’analisi dei cromosomi per poter poi pianificare il trattamento. L’analisi può essere fatta sia su sangue periferico che/o su campioni di midollo osseo. Le eventuali anomalie genetiche identificate sono ovviamente presenti solamente nelle cellule leucemiche ma non nelle cellule normali dell’organismo: la loro può essere di notevole valore sia nella scelta del tipo di trattamento sia nella valutazione della risposta al trattamento. Un esempio di questo tipo di anomalie è rappresentato dal cromosoma Philadelphia ritrovato in alcune rare forme di LLA a prognosi meno favorevole.
Altri esempi sono la t(4;11) riscontrata spesso nei bambini con LLA ed età < 1 anno alla diagnosi, a prognosi meno favorevole, e la t(12;21) a prognosi più favorevole.

Quali altre indagini vengono effettuate all’esordio

Per determinare quali organi sono stati colpiti dalla malattia ed in quale misura vengono spesso eseguiteradiografieecografie e TAC  (o risonanza magnetica). La puntura lombare (prelievo del fluido che si trova all’interno della  spina dorsale e del cervello e che viene chiamato tecnicamente liquor) viene anche eseguita per valutare se la malattia ha colpito anche il sistema nervoso centrale.
Vengono inolte eseguiti esami ematochimici completi per valutare lo stato generale dell’organismo e per accertarsi che i bambini con LLA non siano anche affetti da altre anomalie che potrebbero controindicare l’effettuazione del trattamento chemioterapico od indicarne una modulazione.

Come si tratta la Leucemia Linfoblastica Acuta

La terapia della LLA si basa su schemi di polichemioterapia chiamati protocolli di cura che si articolano il più delle volte in 4 fasi che si susseguono: induzione, consolidamento, reinduzione e mantenimento. All’interno di uno stesso protocollo esistono trattamenti diversificati in base alle diverse categorie di rischio, definite utilizzando le informazioni addizionali riguardanti la caratterizzazione citogenetica, immunofenotipica e la risposta precoce alla terapia: pazienti ad alto rischio, caratterizzati da una maggior probabilità di presentare una recidiva di malattia sono sottoposti ad una terapia più aggressiva, pazienti che presentano un rischio ridotto possono beneficiare di un trattamento meno intenso, senza compromettere l’efficacia terapeutica.
Dopo il primo ricovero, il trattamento è principalmente somministrato come terapia ambulatoriale, ma sono previsti brevi ricoveri in ospedale per alcuni giorni. Lo scopo del trattamento è inizialmente quello di raggiungere uno stato chiamato di remissione completa e successivamente quello di ottenere la guarigione eliminando progressivamente ed in maniera completa la malattia con ulteriori trattamenti.
La remissione completa si ha quando:
  • non è più possibile individuare al microscopio alcuna cellula della leucemia né nel sangue nè nel midollo osseo né in eventuali altre sedi interessate all’esordio
  • sono scomparsi i segni e sintomi della malattia
  • è ritornata ad essere presente una produzione delle normali cellule del sangue
La risposta alla terapia viene generalmente misurata, a livello morfologico, valutando al microscopio ottico la riduzione della quota delle cellule leucemiche ai minimi termini (basta che sia < 5% e si considera che il paziente abbia ottenuto la cosiddetta remissione completa). Metodiche come l’immunofenotipo, per la misurazione del livello di antigeni specifici della malattia, o test molecolari per la ricerca di particolari marcatori (malattia residua minima), sono molto più specifici della valutazione morfologica (consentono cioè di individuare anche un bassissimo numero di cellule, non rilevabili alla sola valutazione morfologica):questi esami vengono effettuati presso il nostro laboratorio Tettamanti.
Pazienti che non raggiungono una risposta morfologica o molecolare dopo le prime fasi di trattamento sono considerati ad alto rischio di recidiva e quindi preferibilmente candidati ad una procedura trapiantologica.

Le fasi più critiche della terapia sono l’induzione (che dura circa 3 mesi) e la reinduzione (che dura circa 2 mesi e viene somministrata dopo la seconda fase chiamata di consolidamento) per l’intensità della terapia somministrata, il rischio di aplasia (importante riduzione dei globuli bianchi) ed il conseguente rischio infettivo associato. In alcuni forme di malattia, nelle quali è più elevato il rischio di recidiva, sono anche previsti blocchi di chemioterapia intensiva costituiti spesso dalla contemporanea somministrazione di farmaci chemioterapici ad alte dosi. In casi ormai molto selezionati è prevista anche la somministrazione di radioterapia craniale prevalentemente allo scopo di prevenire la ricaduta al sistema nervoso centrale. Durante queste fasi sono previste numerose punture lombari che prevedono l’introduzione di chemioterapici all’interno dello spazio intratecale.
Nell’ambito della fase di Induzione si utilizzano potenti farmaci chemioterapici capaci di distruggere massivamente le cellule del midollo osseo e anche di impedire per alcuni periodi la capacità del midollo stesso di produrre nuovamente le normali cellule del sangue. Ciò può essere alla base di alcuni problemi, quali infezioni e sanguinamenti, osservati prevalentemente durante le fasi intensive del trattamento.  In queste fasi possono essere frequenti le trasfusioni di emoderivati (plasma, piastrine, globuli rossi concentrati). Più intenso sarà il trattamento maggiori saranno le probabilità che si manifestino questi effetti indesiderati.
La parte finale del protocollo di trattamento comporta la cosiddetta fase di mantenimento che viene solitamente effettuata attraverso controlli di tipo ambulatoriale fino a completare 2 anni dall’inizio del trattamento, durata totale dell’intero protocollo.

In alcuni casi, selezionati in base alle loro caratteristiche cliniche, biologiche e di risposta al trattamento, è necessario programmare l’effettuazione di un trapianto di midollo osseo (TMO).

Con gli attuali protocolli terapeutici, compresi i trattamenti aggressivi previsti per i bambini con malattie relativamente resistenti, il tasso di guarigione è molto alto e collocabile globalmente intorno all’80%. Tali percentuali vengono a volte modificate sia in eccesso sia in difetto a seconda delle caratteristiche di rischio evidenziate sia durante la fase iniziale sia durante i primi mesi di cura.

Sperimentazione

Numerosi farmaci sono stati sperimentati negli ultimi anni nella LLA dell’età pediatrica. Tra questi vanno ricordati la clofarabina, il bortezomib, il dasatinib, la forodesina e diversi altri. Si tratta spesso di farmaci targettizzati, capaci cioè di colpire selettivamente costituenti peculiari e specifici del blasto leucemico linfoide.
risultati derivati dalle sperimentazioni più recenti appaiono incoraggianti e si può ritenere che tali farmaci saranno presto impiegati, anche nell’età pediatrica, in ambito di terapia di prima/seconda linea.
Sono state anche iniziate da diversi anni sperimentazioni  di nuove formulazioni di vecchi farmaci quali per esempio la citosina-arabinoside pegilata (ad emivita molto lunga e quindi utile per ridurre il numero di punture lombari in caso di localizzazione della malattia leucemica al sistema nervoso centrale), l’asparaginasi pegilata (stesse caratteristiche del precedente), le antracicline (daunomicina, doxorubicina)  liposomiali ecc.
Spesso si tratta di miglioramenti delle caratteristiche di cinetica del farmaco che ne migliorano l’indice terapeutico (quindi ne riducono la tossicità e ne aumentano l’efficacia). Per ulteriori dettagli si rimanda alla scheda specifica dedicata alle sperimentazioni in corso a Monza.

C. Rizzari
Responsabile del Centro di Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza in collaborazione con i medici strutturati dell'Ematologia Pediatrica: dr.ssa T. Coliva, dr.ssa  A. Colombini, dr.ssa V. Leoni, dr.ssa A. Sala ed i medici specializzandi dell' Ematologia Pediatrica dr. M. Citterio e dr. M. Spinelli.



fonte web :comitato Letizia Verga onlus

venerdì 15 marzo 2013

COS'E' LA LEUCEMIA ?E' UN TUMORE DEL SANGUE











COSA SUCCEDE CON LA LEUCEMIA.

Le cellule normali che si ritrovano nel sangue (globuli rossi,
globuli bianchi e piastrine) prendono origine da cellule immature - dette anche cellule staminali o blasti - che si trovano nel midollo osseo cioè in quella parte di tessuto spugnoso contenuto all'interno delle ossa.Nelle persone affette da leucemia vi è una proliferazione incontrollata di queste cellule, che interferisce con la crescita e lo sviluppo delle normali cellule del sangue.



TIPOLOGIE  DELLA MALATTIA

Le leucemie vengono comunemente distinte in acute e croniche, sulla base della velocità di progressione della malattia.Nella leucemia acuta il numero di cellule tumorali aumenta più velocemente e la comparsa dei sintomi è precoce; nella leucemia cronica invece le cellule maligne tendono a proliferare più lentamente. Con il tempo, però, anche queste ultime diventano più aggressive e provocano un aumento delle cellule leucemiche all'interno del flusso sanguigno.Un'altra importante distinzione riguarda le cellule da cui prende origine il tumore. La cellula staminale, durante le varie fasi di maturazione, dà origine a cellule di tipo mieloide e cellule di tipo linfoide: da queste si differenzieranno successivamente i globuli rossi o eritrociti, le piastrine e i globuli bianchi (leucociti e linfociti). Pertanto avremo quattro tipi comuni di leucemia: la leucemia linfoblastica acuta (LLA), la leucemia linfocitica cronica (LLC), la leucemia mieloide acuta (LMA) e la leucemia mieloide cronica (LMC).Esistono poi altri tipi di leucemia più rari, come la leucemia a cellule capellute.


EVOLUZIONE


La gravità della leucemia dipende dallo stadio di malattia e quindi dall'estensione e dal coinvolgimento dei vari organi, nonché dalla risposta alla terapia medica.Vi sono leucemie che si presentano con un andamento meno aggressivo e altre, come quelle acute, che danno segno di sé più precocemente creando seri disturbi a chi ne è colpito.La sopravvivenza a cinque anni nella leucemia linfatica supera il 63 per cento, e nella leucemia mieloide arriva al 26 per cento. In generale, la sopravvivenza a cinque anni per tutte le forme di leucemia si aggira intorno al 45 per cento nell'adulto, ma arriva a oltre il 70 per cento nei bambini, e supera l'80 per cento nella leucemia mieloide infantile, la più comune.


SINTOMI


La leucemia cronica può non dare sintomi nelle fasi iniziali perché le cellule leucemiche sono ancora in grado di svolgere il loro normale lavoro, non interferendo con le funzioni delle altre cellule. Invece nella leucemia acuta i sintomi si presentano precocemente e possono peggiorare con rapidità.Le cellule leucemiche, al pari delle altre cellule presenti nel sangue, si spostano all'interno dell'organismo. Sulla base del loro numero e della loro localizzazione si avranno diverse manifestazioni quali, per esempio, la febbre, le sudorazioni notturne, la stanchezza e l'affaticamento, il mal di testa, i dolori ossei e articolari, la perdita di peso, la suscettibilità alle infezioni, la facilità al sanguinamento oppure l'ingrossamento della milza e dei linfonodi in modo particolare a livello del collo e delle ascelle.Talvolta la leucemia può coinvolgere anche lo stomaco, l'intestino, i reni e i polmoni.Tutti questi sintomi non sono sicuri segni di leucemia, perchè sono comuni a molte altre malattie; occorre quindi rivolgersi al medico per approfondire la natura di eventuali disturbi.



DIAGNOSI

La visita medica è molto importante per controllare se vi è un ingrossamento dei linfonodi del fegato oppure della milza, e per scoprire eventuali emorragie.Gli esami del sangue, e in particolare l'emocromo, e gli indicatori del funzionamento di reni e fegato danno informazioni molto utili: nella leucemia aumenta il numero dei globuli bianchi e diminuiscono le piastrine e l'emoglobina che si trova all'interno dei globuli rossi.
Per completare la diagnosi possono essere necessarie una biopsia ossea e una rachicentesi. La prima procedura consiste in un piccolo prelievo di midollo osseo (la sostanza contenuta nelle ossa in cui si trovano le cellule che producono gli elementi del sangue) da un osso piatto (in genere dal bacino) che sarà successivamente analizzato al microscopio: questo esame permette di scoprire se ci sono cellule leucemiche nel midollo osseo. La rachicentesi consiste nel prelievo di liquido cefalorachidiano (liquido che riempie gli spazi attorno al cervello e al midollo spinale), che viene raccolto tramite un ago molto sottile inserito tra due vertebre lombari.A questi esami vanno associati infine una radiografia  del torace e un' ecografia dell'addome.


COME  SI CURA?

La terapia dipende dal tipo di leucemia, dal suo stadio e dal fatto che la malattia sia in fase acuta o cronica.Importante è anche l'età al momento della diagnosi.
Il trattamento delle leucemie si avvale dell'utilizzo di più terapie in combinazione o in sequenza, con lo scopo di ottenere una migliore qualità di vita e la guarigione.
La chemioterapia usa uno o più farmaci somministrati per bocca o per via endovenosa; nel caso siano presenti cellule leucemiche nel liquido cefalorachidiano, i farmaci chemioterapici possono anche essere somministrati per mezzo di un catetere inserito attraverso due vertebre lombari.La leucemia mieloide è stata la prima forma tumorale per la quale è stato messo a punto un farmaco biologico, un anticorpo monocloma contro il cromosoma Philadelphia noto con il nome commerciale di Glivec, che costituisce il capostipite di questa nuova strategia di cura. La terapia è molto efficace anche se con gli anni si è scoperto che può insorgere una forma di resistenza, dovuta a una mutazione genetica delle cellule tumorali. La ricerca sta oggi puntando su nuovi farmaci biologici in grado di intervenire quando il primo ha perso la sua efficacia.Vi sono poi le cosiddette terapie biologiche, che stimolano il sistema immunitario a riconoscere e a distruggere le cellule leucemiche. Nella leucemia mieloide cronica l'interferone può aiutare a rallentare la crescita delle cellule tumorali.La radioterapia consente di utilizzare raggi ad alta energia contro parti del corpo in cui vi sono accumuli di cellule leucemiche.Negli ultimi anni si è sviluppato anche il trapianto di cellule staminali, che oggi è diventato lo standard terapeutico per le forme che non rispondono più alla chemioterapia. Questo trapianto permette al malato di ricevere dosi molto elevate di farmaci chemioterapici e di radiazioni, in grado di distruggere le cellule leucemiche che popolano il midollo osseo ma anche quelle sane. Le cellule staminali, ovvero progenitrici di tutte le altre, possono essere prelevate dal malato stesso e poi reinfuse dopo la chemio-radioterapia, oppure raccolte da un donatore compatibile (che può essere un fratello oppure uno sconosciuto).


CHI E' A RISCHIO?

Gran parte delle leucemie che insorgono in età pediatrica dipende da anomalie del DNA, sia a livello dei cromosomi, come accade nella leucemia mieloide cronica, sia a livello di singoli geni.In particolare, nel caso della leucemia mieloide cronica, è presente il cosiddetto cromosoma "Philadelphia" che contiene un gene nuovo costituito dalla fusione di due porzioni di DNA che in condizioni normali si trovano su due cromosomi diversi.Inoltre alcune malattie, come la sindrome di Down, sono collegate a un rischio da 10 a 20 volte superiore di sviluppare una leucemia nei primi dieci anni di vita.Per quanto riguarda gli adulti, esiste un collegamento tra l'esposizione a dosi massicce di radiazioni e alcuni tipi di leucemia.Esiste inoltre un'associazione con l'esposizione a sostanze come il benzene e la formaldeide , utilizzate nell'industria chimica.Infine altri fattori a rischio che sono noti con certezza sono la chemioterapia e la radioterapia, effettuate in precedenza per curare altre forme tumorali.


LA DIFFUSIONE
I tumori che colpiscono le cellule del sangue sono molto più frequenti nell'età infantile rispetto a quella adulta.
Le leucemie acute, in particolare, rappresentano il 25 per cento di tutti i tumori dei bambini e si collocano quindi al primo posto.Tra le leucemie acute, la leucemia linfoblastica è il tipo più frequente nei bambini, ma può anche colpire gli adulti.Anche la leucemia mieloide acuta si può presentare sia in età infantile sia in età più avanzata.Le leucemie croniche sono invece più caratteristiche dell'età adulta.Solo il 2 per cento delle leucemie mieloidi croniche si manifesta sotto i 20 anni d'età e la sua incidenza aumenta con l'età: infatti nei bambini nella prima decade di vita ha un'incidenza di circa 1 caso su 1.000.000, a 40 anni di 1 caso su 100.000 e all'età di 80 anni di 1 caso ogni 10.000.In Italia l'incidenza complessiva è di circa 15 nuovi casi per milione di persone all'anno.

martedì 12 marzo 2013

LA CLOWN TERAPIA IN OSPEDALE.












Il clown -volontario  clown-dottore, è una vera e  propria professione che richiede una profonda sensibilità, un livello artistico ed un lavoro continuo sul proprio ego.Labilità di ridere e far ridere è una prerogativa dei clown che, per essere messa al servizio di chi soffre, deve essere accompagnata da doti  quali sensibilità, empatia, amore verso il prossimo. Il primo dottore clown apparve negli anni 80 New York : il  signor Michael Christen, clown professionista, che insieme ad altre persone fondò  nel 1986 la "The clown Care Unit 8 l'unità di clown-terapia), per portare il sorriso e la fantasia negli ospedali  pediatrici.ridere è il primo passo verso uno stato di  ottimismo  che   contribuisce  a donare gioia di vivere  e quindi   ha delle proprietà antidepressive.Ridere è il mezzo più sano  per vivere meglio e più a lungo possibile sfidando le frustrazioni della vita





Patch Adams


Molti lo conoscono o hanno già sentito parlare di lui, alla fine degli anni Novanta, la figura di un noto medico della West Virginia viene presa come spunto per un celebre film: lui è Hunter “Patch” Adams. Il film è completamente ispirato alla sua vita.Patch Hunter Adams è nato il 28 maggio 1945 a Washington DC ma subito si è poi trasferito con la famiglia nella Virginia del Nord dove ha frequentato la George Washington University, laureandosi brillantemente nel 1967.Patch è un rivoluzionario sociale che ha dedicato la sua vita all'offerta gratuita dell'assistenza sanitaria. Nel 1971 questo dottore, clown, uomo di infinite risorse, Patch Adams alquanto originale fonda, con la collaborazione della compagna e di alcuni amici, l’Istituto Gesundheit, una casa-ospedale nel West Virginia che ha offerto gratuitamente le cure a più di 15 mila persone, e che costituisce una comunità medica olistica (propugnatrice cioè di una medicina propensa a tener conto di tutti gli aspetti dell'essere umano, quindi anche quelli psicologici ed emotivi) ed ha fornito medicine gratuitamente a migliaia di pazienti sin dal 1971.Patch Adams, inoltre, è il fondatore indiscusso di quella che oggi è oramai più nota come la Clown Terapia, o la Terapia del Sorriso. Il suo modo di interpretare il giuramento di Ippocrate mette parzialmente in crisi la professione medica come si è svolta fino a quel momento. Per molti aspetti il suo è stato un vero e proprio colpo di genio, i risultati denotano un incremento delle guarigioni, anche i più remissivi medici americani, quelli che non avevano molta fiducia nell'impresa del giovane Adams, si sono dovuti ricredere, ammettendo che, come motteggia Patch, la gioia è una fonte inesauribile di buona salute.


fonte: web

mercoledì 6 marzo 2013

STATISTICHE E PRECISAZIONI RIGUARDO AI TUMORI INFANTILI.


STATISTICHE E PRECISAZIONI RIGUARDO AI TUMORI INFANTILI.





Ogni anno in Italia si ammalano di tumore 130-140 bambini ogni 
1.000.000 al di sotto dei 15 anni. Le leucemie sono tra i tumori più diffusi (33%), seguite dai tumori del sistema nervoso entrale (22%),i linfomi(12%), i sarcomi dei tessuti molli (7%) ed i tumori ossei (6,4).Alcune cause dell'insorgere dei tumori sono spesso attribuiti al ruolo dei fattori ambientali, all'esposizione  di solventi e idrocarburi. Il benzene ad esempio è una sostanza  a rischio leucemico i pesticidi, le radiazioni  ricevute in epoca prenatale o post natale oppure l'esposizione in età fetale a determinate infezioni virali. A me, all'età di due anni fu riscontrata la leucemia. La leucemia appartiene alla tipologia del tumore non solido che origina del midollo osseo.Essa consiste nella crescita incontrollata e tumultuosa di una popolazione di cellule derivate da quelle intermedie della differenziazione midollare che divengono insensibili a qualsiasi controllo. Moltiplicandosi senza freni, questa popolazione di cellule leucemiche impedisce lo sviluppo delle cellule normali. Da ciò derivano l'anemia (diminuzione di globuli rossi) la crescita di globuli bianchi con rischio di infezione e la piastrinopenia (diminuzione di piastrine) con rischio di emorragie.




I tumori pediatrici in cifre


Dal 2003 al 2008 l'82% dei bambini e l'86% degli adolescenti è in vita cinque anni dopo la diagnosi di tumore. Franco Locatelli, direttore dell'Unità operativa di onco-ematologia dell'Ospedale Bambin Gesù di Roma, spiega che i successi sono avvenuti grazie alla stretta collaborazione tra ricerca di base e ricerca clinica oltre, naturalmente, all'apporto delle tecnologie e delle scoperte della genetica. Dai dati sui nuovi casi di tumori infantili in Italia emergono alcune notizie positive: l'aumento dell'incidenza (nuovi casi/anno) registrato fino alla seconda metà degli anni novanta si è arrestato. È quanto rilevano AIRTUM (Associazione italiana registri tumori)  e AIEOP (Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica)Inoltre i dati mostrano i recenti progressi nelle cure delle neoplasie infantili: i bambini e i ragazzi tra 0 e 19 anni che muoiono di tumore, infatti, sono sempre meno: nel 2008 i decessi sono circa un terzo di quelli registrati nei primi anni settanta.

L'andamento dell'incidenza del complesso dei tumori maligni, nella fascia d'età 0-14 anni, è stazionario dal 1998 a 2008; ma se si guarda solo al dato relativo alle diagnosi di leucemia linfoblastica acuta (che rappresentano l'80% di tutte le leucemie e un quarto di tutti i tumori dei bambini) dal 1995 diminuiscono in maniera significativa del 2% all'anno. Mentre un dato in crescita emerge tra gli adolescenti: nel periodo 1998-2008 le diagnosi di tumori maligni aumentano tra le ragazze (+2% all'anno), mentre in entrambi i sessi si registra un incremento dei tumori della tiroide (+8% all'anno).Ogni anno, tra il 2003 e il 2008, in Italia si sono diagnosticati mediamente 164 casi di tumore maligno per milione di bambini (0-14 anni) e 269 casi per milione di adolescenti (15-19 anni).



   
 fonte: AIRC (ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA RICERCA SUL CANCRO)